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giovedì 27 agosto 2015

Bayer Leverkusen-Lazio 3-0: i nodi vengono al pettine. E addio Champions per l'ennesima volta.

I nodi vengono al pettine.

Anche nel 2015 il calcio non te lo inventi.

Verità immutabili. Perché se ti sei presentato a questa partita decisiva con delle defezioni nei ruoli-chiave e ti sei dovuto affidare ai giovanotti di belle speranze per strappare una qualificazione ad una squadra esperta come il Bayer Leverkusen, dove pensi di andare?

La Lazio ad Agosto aveva due obiettivi: Supercoppa Italiana e Champions. Entrambi sono stati falliti senza attenuanti, dimostrando quanto questa squadra soffra nelle partite di cartello e dove bisogna davvero dimostrare qualcosa.

Contro il Bayer fin dall'andata tante cose erano chiare. Prima tra tutte, un 1-0 conquistato grazie ad un lampo di Keita e dopo aver già a Roma sofferto per lunghi tratti si è subito dimostrato un risultato gestibile solo con una grande prestazione in Germania.

Così non è stato: amnesie difensive imperdonabili, centrocampo senza idee e sovrastato fisicamente, attacco sulle spalle di un generoso Keita, ma incapace di pungere nel secondo tempo quando fare un gol è diventato vitale per evitare l'eliminazione.

La difesa a tre non ha funzionato. Questa è una scelta che non abbiamo compreso del tutto in una partita come questa ma sarebbe ingeneroso dare ora colpe specifiche a Pioli. Se anche De Vrij va in confusione come in occasione del primo gol, se anche il miglior difensore che abbiamo non regge la pressione, è normale che anche il resto della difesa vada di conseguenza.

Continuiamo a sostenere che giocatori come Onazi, Lulic e Radu non siano più all'altezza. Sono giocatori da squadra di centroclassifica in serie A, niente di più. Ma se riescono ancora ad essere titolari in questa squadra, significa che la coperta è proprio corta.

Così come è lampante che se dei 5 nuovi acquisti (Patric, Hoedt, Morrison, Milinkovic-Savic e Kishna) nessuno di loro ieri era titolare, la cosa migliore che si può dire sull'argomento è che questi sono giovanotti di belle speranze che ci auguriamo possano darci delle soddisfazioni ed essere utili nei mesi ed anni successivi. Ma la Champions era questo mese, ed è andata. Perché è andata? Perché se l'è giocata la stessa Lazio dell'anno scorso con alcune assenze dello spessore di Biglia e Klose che di fatto non hanno avuto adeguata sostituzione. Siamo andati in Germania senza un centravanti e senza un regista, e qualcuno che non nomino forse era a Cortina a farsi gli affari suoi invece che essere in tribuna per una partita così importante. No comment.

Capitolo Anderson. Ormai pensiamo sia giusto parlarne, perché il giocatore decisivo visto da Dicembre 2014 ad Aprile 2015 sembra essere tornato il timido ragazzo del primo anno in Italia. Lui che per mesi ha fatto letteralmente volare la Lazio con gol, assist e giocate che spaccavano le partite, ora sembra lezioso, abulico, impreciso e senza mordente. Questa è un'altra delle ragioni di queste débâcle. Dove sei, Felipe? Abbiamo bisogno di te.

Il tifoso Laziale deve subire un'altra cocente delusione, mortificante se si pensa a cosa ci è voluto per arrivare a giocarsi questa qualificazione Champions che manca dal 2007. Ma il tifoso Laziale è assolutamente capace di trovare subito nuovi stimoli e ripartire da capo, a differenza di altri che sono bravi a cavalcare l'onda dei risultati sul campo. Ora domani ci sono i sorteggi per i gironi di Europa League: questa competizione che oggi è un amaro forzato ripiego da domani deve invece diventare un qualcosa di importante, per il quale valga la pena lottare. Atletico Madrid e Siviglia devono essere i punti di riferimento. Perlomeno si deve puntare ad una partecipazione che lasci traccia.
E domenica c'è il Chievo di un Paloschi già con il motore caldo.

Che dire. Nient'altro che 100% Lazio.






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