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giovedì 24 settembre 2015

Lazio-Genoa 2-0: si accende Felipe Anderson, si accende la Lazio.

Eccolo.
La Lazio e i suoi tifosi lo aspettavano, lui ha risposto.
Felipe Anderson ieri è tornato. E' tornato ad essere incisivo, letale. E' tornato con quella voglia di puntare l'avversario e saltarlo. E' tornato ad essere Felipe Anderson nel momento del bisogno, quando la Lazio era in grande difficoltà e bisognosa di una vittoria per ricompattare l'ambiente.
Felipe Anderson. Fenomenale calciatore che ha scelto la Lazio per diventare grande e tutti noi ci auguriamo che diventerà grande con la Lazio. Semplicemente imprescindibile per questa squadra. Come Biglia e Candreva. Perché questi tre giocatori che girano riescono anche a migliorare le prestazioni di tutto il resto della squadra.
Ieri abbiamo ritrovato Felipe, abbiamo letto nei nostri sguardi rivolti verso di lui prima la speranza e poi la certezza che tornasse ad essere se stesso. Minuto dopo minuto ha fatto impazzire la difesa del Genoa costringendo Sissoko all'espulsione. E mettendo la perla alla sua prestazione con il fantastico tiro del 2-0, imparabile, un esempio di tecnica, destrezza, visione di gioco (e della porta) e classe.
Passo passo, anche Milinkovic-Savic sta perdendo la timidezza iniziale e sta iniziando ad entrare nei meccanismi di Pioli. Il serbo nato in Spagna è centrocampista moderno, completo, che coniuga fisico e tecnica, che può giocare nella linea offensiva con inserimenti improvvisi ma anche capace di dare una mano alla squadra in tutte le zone del campo.
Questo deve essere solo un nuovo inizio. La Lazio deve ritrovarsi, crescere. E come tifoso mi sento di esortare 2 giocatori a fare altrettanto.
Patric, Morrison: vogliamo vedervi presto in campo. Forza!
Ravel, metti da parte la nostalgia e parla in campo: aspettiamo solo quello. Mister Pioli l'opportunità te la da senz'altro se dimostri di tenerci. Dai Ravel, lotta assieme alla Lazio!!!

lunedì 21 settembre 2015

Lazio annientata dal Napoli: uno 0-5 impossibile da dimenticare.

Lazio schiantata a Napoli con 5 gol a zero. Un punteggio avvilente, mortificante e naturalmente senza attenuanti.

La sconfitta della Lazio è stata totale. In difficoltà fin dai primi minuti di fronte alla veemenza del Napoli, al pressing immediato e senza tregua su qualsiasi malcapitato Laziale portasse per qualche secondo il pallone tra i piedi, ai loro precisi passaggi, triangolazioni e movimenti senza palla, i biancocelesti non hanno trovato nessuna contromisura ed hanno ben presto accettato la situazione negativa.

La partita ha quindi avuto ben poca storia e si è sviluppata attraverso la totale supremazia napoletana. Higuain, Insigne, Hamsik e Callejon hanno giostrato a piacimento e anche in maniera spettacolare, sottraendosi senza problemi alle marcature e avendo puntualmente la meglio negli 1 contro 1 che si trovavano ad affrontare spesso in campo aperto e faccia alla porta.

La difesa è quindi stata brutalmente esposta agli attacchi del Napoli nella maniera peggiore, con la completa mancanza di filtro a centrocampo che ha condotto Mauricio e Hoedt allo sbaraglio, costretti anche a tentare chiusure sulle corsie esterne dove il solo Basta non si  fatto completamente travolgere.

Parolo non ha avuto alcuna collaborazione da un Onazi sempre fuori posizione e da un Lulic in una condizione atletica a dir poco pessima messa assieme ai noti limiti tecnici. Mauri completamente fuori partita e come conseguenza Matri non ha avuto mezzo pallone giocabile.

Partita chiusa già al primo tempo. Il 2-0 dopo un tempo è recuperabile nel calcio, ma non certo con i presupposti di ieri sera, non certo quando la differenza tra due squadre è così netta da essere addirittura imbarazzante.

La sensazione è che la squadra non stia seguendo Pioli e che certe scelte di formazione, pur in qualche modo forzate per le note assenze e per gli impegni di coppa, siano scellerate. Ma il discorso è molto più ampio secondo noi: nel momento in cui si è richiamato Mauri o non si sono ceduti Radu, Lulic e Onazi si è anche fatto in modo di incanalare le cose in un determinato modo.

Prendiamo Mauri: richiamarlo è stata una scelta giusta? Sarà il tempo a dirlo. Quel che è certo è che la Lazio in estate aveva puntato su Morrison come sostituto di Mauri: ci sembra normale che il giovane inglese possa aver letto il reintegro del brianzolo come una mancanza di piena fiducia nei suoi confronti.

Radu: il romeno è anch'egli  un fedelissimo della Lazio. Vero. Ma è altrettanto vero che da lui era lecito attendersi una maturità e una esperienza al servizio della squadra che invece è venuta meno: Stefan, che già non ha le caratteristiche proprie del terzino fluidificante come invece le ha Basta, non si è migliorato nei suoi difetti che quindi non si sono dimostrati peccati di gioventù ma veri e propri limiti di fondo, e quindi non può garantire né la spinta del terzino ne l'attenzione che deve essere propria di ogni buon difensore.

Onazi crediamo che si sia guadagnato la riconferma con il celebre gol del San Paolo di maggio scorso. E' l'unica spiegazione, perché prima di quell'ultima partita il contributo nel campionato scorso è stato assolutamente impalpabile. Poco impiegato e quando questo è successo il nigeriano ha dato dimostrazione di povertà di idee e limiti tecnici. E quest'anno dopo un tempo incoraggiante a Dnipro si è subito sfaldato al primo test probante.

Lulic è altro giocatore che si è portato dietro tutti i limiti tecnici che lo hanno sempre accompagnato. E' stato un giocatore importante quando accompagnato dalla condizione atletica: senza questa diventa un giocatore completamente inutile, falloso, che in partite come quella di ieri non fa che evidenziare la differenza tecnico-tattica vista in campo tra le due squadre.

C'è un appunto poi da fare a tutta la squadra, senza eccezioni. Perché sarebbe ingeneroso prendersela con i singoli.
La Lazio ieri è andata completamente in barca e, tra gli altri, in particolare un componente essenziale è mancato.
Il carattere.
Ma questa squadra il carattere dove lo lascia in certe partite?
Si può perdere, ma senza mollare mai. Senza lasciare un centimetro agli avversari. Senza arrendersi già dopo un gol di svantaggio. Questa squadra sembra essere incapace di rimontare quando passa in svantaggio, sembra non riuscire mai a calarsi nel modo giusto quando ci sono delle difficoltà. La reazione positiva a livello nervoso non esiste, la Lazio ieri sembrava un pugile suonato che non ha nemmeno la forza di tirare pugni alle mosche e si rassegna a prendere altri pugni.
Questa predisposizione si manifesta in tutta la sua evidenza e puntualmente negli scontri diretti.

E ora?
Ora non c'è nemmeno il tempo di pensare: mercoledì c'è il Genoa, altra squadra con la quale la Lazio perde regolarmente da anni.
Francamente, perdurando le assenze di Biglia, Klose, De Vrij e Djordjevic, alle quali ora si è aggiunto anche Candreva già spettatore contro il Napoli, ogni ipotesi positiva sembra essere un azzardo.
La Lazio è chiamata perlomeno ad una prova di orgoglio: si può perdere, ma che almeno si perda da Lazio.
Combattendo.
Combattere. Almeno questo lo si deve ai tifosi.

venerdì 18 settembre 2015

Dnipro-Lazio 1-1: la Lazio torna dall'Ucraina con un solo punto ma con un Milinkovic-Savic in più.

Test-Udinese di domenica scorsa passato ottimamente con la doppietta di Alessandro Matri sotto la pioggia e sotto la Nord. Test-Dnipro pienamente superato per gioco e personalità, ma con un retrogusto amarissimo per una vittoria sfumata al 94°, oltre i tre minuti di recupero.
Una Lazio che ha fatto la partita, che non ha aspettato l'avversario ma lo ha aggredito a tutto campo senza timore, che ha costruito diverse occasioni da rete passando alla mezzora con Milinkovic-Savic vincente nell'inserimento a rete di testa su punizione battuta da Kishna. E che ad inizio secondo tempo si è lanciata con rinnovato vigore alla ricerca del 2-0, senza però trovarlo. A quel punto la Lazio ha rallentato i ritmi e il Dnipro ha cominciato gradatamente ad alzare la testa, anche se vere occasioni pericolose non ce ne sono state. Fino all'ultimo secondo, quando il Dnipro ha trovato il pareggio grazie ad una interminabile azione dove la Lazio non è riuscita a spazzare la palla dall'area, un calcio ben assestato avrebbe senz'altro posto fine alla contesa con 3 punti per la Lazio, invece è arrivato il fatale cross sul secondo palo che ha permesso agli ucraini di recuperare in modo incredibile la partita.
Una Lazio che quindi ha tanto da recriminare, ma crediamo che anche questo incidente possa essere un qualcosa facente parte di un percorso che deve portare la Lazio a giocare ai massimi livelli. Un'amarezza che dovrà essere trasformata in energia positiva, una delusione che dovrà diventare maggiore cattiveria agonistica, quella che manca per arrivare a grandi risultati. Tutto questo a cominciare domenica con il Napoli al San Paolo.
Ma la Lazio torna dall'Ucraina anche con una certezza in più: Milinkovic-Savic. Un nome legato alla parola talento, un ragazzo di 20 anni capace di segnare subito all'esordio con la Lazio in Europa e alla sua prima partita da titolare. Un centrocampista completo, dotato di struttura fisica, tecnica, tempi di inserimento in attacco, difesa del pallone e presenza viva nello sviluppo dell'azione. Un giovanissimo calciatore che può essere il futuro di questa squadra assieme a Felipe Anderson (positivo e in ripresa ieri), Keita, Hoedt, De Vrij e Kishna.

sabato 12 settembre 2015

La Lazio aspetta l'Udinese. E Felipe Anderson.

Domenica alle 18 Lazio-Udinese. Partita difficile, partita insidiosa. Soprattutto tenendo conto del momento particolare dei biancocelesti.

La Lazio quest'anno è chiamata a ripetersi, e nel calcio ripetersi non è mai facile. Eppure la squadra deve trovare le risorse per risollevarsi dopo i rovesci estivi. Le assenze continuano ad esserci e sono pesanti: ma una squadra che gioca le coppe non si può permettere di avere delle seconde linee: almeno 22 giocatori devono essere tutti dei potenziali titolari, dal primo all'ultimo.

Domani, salvo retrofront di Pioli, la Lazio si schiererà con un 4-2-3-1.

Marchetti; Basta, Hoedt, Gentiletti, Radu; Cataldi, Parolo; Candreva, Mauri, Lulic; Matri.

Ci saranno dei sacrificati illustri: Keita e Felipe Anderson. Ma mentre l'ex cantera Barcellona ha risposto presente con fierezza ogni volta che è sceso in campo e probabilmente la panchina non la meriterebbe, colui che a sorpresa probabilmente la panchina la merita è proprio Felipe Anderson.

Perché ormai da mesi Anderson ha fatto 2 passi indietro ed è la copia sbiadita del giocatore che nella parte centrale del campionato scorso fece volare la Lazio. Forse stordito dai consensi raccolti a suon di prestazioni e dalle offerte stellari (vere o presunte) fatte alla Lazio da diversi grandi club per assicurarsene le prestazioni, questo timido ragazzo venuto dal Brasile ormai da mesi lascia solo pallide tracce di se.

Per noi tutto ebbe inizio nella 11a di ritorno del campionato scorso.
Lazio-Empoli 4-0: Anderson chiude le marcature dopo una partita normale, senza essere particolarmente brillante. Questo ci starebbe, se non che da quel momento Anderson, oltre che non segnare più, incide sempre meno. E soprattutto si nasconde nelle partite clou: manca quasi del tutto nella successiva Juventus-Lazio 2-0, e in seguito continua a fornire prestazioni normali o mediocri fino al termine del campionato.

Alla ripresa della stagione tutti si augurano di rivedere il giocatore ammirato in precedenza, ma questo non succede. Anderson riprende così come aveva terminato. Sembra in certi momenti abulico, quasi apatico, sbaglia passaggi e persino controlli palla in modo decisamente insolito per un giocatore della sua classe, e questo contrasta terribilmente con l'immagine del giocatore che, quando non in possesso palla, ringhiava l'avversario anche fino alla linea dei terzini per aiutare la squadra e recuperare il pallone.

Felipe, abbiamo estremo bisogno di te. Matura, conosci te stesso, cresci. Forse una panchina ti farà bene, forse farà scattare in te quel qualcosa che ti fece esplodere. Ci sono tante partite per dimostrarlo: se non sarà domani, ti aspettiamo in Ucraina giovedì.

La Lazio ha bisogno di Felipe Anderson e Felipe Anderson ha bisogno della Lazio.
Forza ragazzo. Resisti e sollevati.

100% Lazio.

martedì 8 settembre 2015

De Vrij, ennesimo infortunio di inizio stagione in casa Lazio. E Udinese e Dnipro sono alle porte....

Dopo il disastroso Agosto 2015 che è finito nei nostri amari ricordi e dopo la trasferta-incubo di Verona con il Chievo, altro episodio che tutti noi Laziali vorremmo dimenticare al più presto, arriva per la Lazio un altro conto salatissimo da pagare ed è quello che arriva dalle Nazionali. De Vrij, dopo un tempo con la sua Olanda annientata in Turchia e ormai praticamente eliminata dai prossimi Europei, ha dovuto abbandonare il campo per problemi al ginocchio sinistro. Dai primi controlli strumentali effettuati in casa Lazio, si parla di una "sofferenza al compartimento esterno del ginocchio sinistro".

Sembrerebbe quindi esclusa una lesione, cosa che fa tirare un sospiro di sollievo ma che non mitiga la preoccupazione che c'è verso la Lazio, i suoi prossimi impegni e la stagione intera che si è subito messa su un piano pericolosamente inclinato che solo i risultati possono correggere e riportare quantomeno orizzontale.

La Lazio ha avuto tanti, troppi infortuni in questa prima parte di stagione. Argomento che abbiamo già affrontato e che purtroppo si ripresenta con sconcertante puntualità. De Vrij si è infortunato in Nazionale, è vero, ma questo è un infortunio correlato ai problemi fisici già accusati dall'olandese nella scorsa stagione e, per sua stessa ammissione, al suo mancato svolgimento della preparazione estiva.

Già, la preparazione estiva. Quella vera. Quella che con ripetute in salita e gradoni dà alle gambe la forza che serve per affrontare i contrasti, che permette di arrivare al top della condizione prevenendo per quanto possibile gli infortuni. Quella che non solo De Vrij ma praticamente tutta la Lazio non hanno fatto in questa stagione. I motivi sono molteplici e anche di questo abbiamo già parlato, ma certamente non bastano a giustificare scelte discutibili, su tutte i miseri 10 giorni passati ad Auronzo dove sudore e fatica sono stati barattati con una infarinatura di preparazione tattica e amichevoli culminate con l'infortunio a Morrison che solo ora sta riprendendo a carburare.

ll resto lo si ricorda fin troppo bene e dimostra che la strategia scelta non ha pagato: la Supercoppa Italiana è andata, la Champions League pure. E se contro la Juventus la differenza di condizione atletica non è stata il fattore decisivo dato che le due squadre si sono affrontate in una situazione simile, contro il Bayer Leverkusen nel ritorno la Lazio è stata letteralmente surclassata sul piano atletico da avversari che vincevano la maggior parte dei contrasti e arrivavano sempre per primi sul pallone.

La relativamente agevole vittoria in campionato con il Bologna ha quindi preceduto il sonante 0-4 con il Chievo, risultato impensabile ma legittimato dal campo. Difesa in bambola, centrocampo senza idee e attacco spuntato sono una snella descrizione che ci permette di calare volenterosamente il sipario su questa indecorosa partita.

Oggi la situazione è che la Lazio per domenica (e non solo) sarà orfana di tre giocatori come De Vrij, Biglia e Klose. La spina dorsale di questa squadra.

Il calciomercato si è concluso con l'acquisto di Matri. Un acquisto, quello di un centravanti, che abbiamo "chiamato" in precedenti post e che fortunatamente è stato concretizzato dato che in caso contrario i prossimi destinatari dei cross di Candreva sarebbero stati i difensori avversari. Ora auspichiamo che questo ragazzone dalla faccia simpatica e che ci ha castigato nell'ultima finale di Coppa Italia possa cogliere qualche pallone per indirizzarlo nella porta stavolta giusta.

Quindi la Lazio deve reagire. Ad ogni costo. Con l'Udinese domenica alle 18 all'Olimpico serve, se non la prestazione, il risultato. Dobbiamo fare risultato pieno. E poi andare in Ucraina per tenere testa al Dnipro. L'Europa League non va semplicemente onorata: va davvero giocata fino in fondo. Non è la coppa che abbiamo sognato ad Agosto, ma è una coppa che ci può fare sognare nei mesi a venire.

Forza Lazio, sempre. E speriamo che il nostro nuovo centravanti Alessandro Matri, ancora benvenuto con tutto il cuore, ci possa dare una grossa mano.