Domenica alle 18 Lazio-Udinese. Partita difficile, partita insidiosa. Soprattutto tenendo conto del momento particolare dei biancocelesti.
La Lazio quest'anno è chiamata a ripetersi, e nel calcio ripetersi non è mai facile. Eppure la squadra deve trovare le risorse per risollevarsi dopo i rovesci estivi. Le assenze continuano ad esserci e sono pesanti: ma una squadra che gioca le coppe non si può permettere di avere delle seconde linee: almeno 22 giocatori devono essere tutti dei potenziali titolari, dal primo all'ultimo.
Domani, salvo retrofront di Pioli, la Lazio si schiererà con un 4-2-3-1.
Marchetti; Basta, Hoedt, Gentiletti, Radu; Cataldi, Parolo; Candreva, Mauri, Lulic; Matri.
Ci saranno dei sacrificati illustri: Keita e Felipe Anderson. Ma mentre l'ex cantera Barcellona ha risposto presente con fierezza ogni volta che è sceso in campo e probabilmente la panchina non la meriterebbe, colui che a sorpresa probabilmente la panchina la merita è proprio Felipe Anderson.
Perché ormai da mesi Anderson ha fatto 2 passi indietro ed è la copia sbiadita del giocatore che nella parte centrale del campionato scorso fece volare la Lazio. Forse stordito dai consensi raccolti a suon di prestazioni e dalle offerte stellari (vere o presunte) fatte alla Lazio da diversi grandi club per assicurarsene le prestazioni, questo timido ragazzo venuto dal Brasile ormai da mesi lascia solo pallide tracce di se.
Per noi tutto ebbe inizio nella 11a di ritorno del campionato scorso.
Lazio-Empoli 4-0: Anderson chiude le marcature dopo una partita normale, senza essere particolarmente brillante. Questo ci starebbe, se non che da quel momento Anderson, oltre che non segnare più, incide sempre meno. E soprattutto si nasconde nelle partite clou: manca quasi del tutto nella successiva Juventus-Lazio 2-0, e in seguito continua a fornire prestazioni normali o mediocri fino al termine del campionato.
Alla ripresa della stagione tutti si augurano di rivedere il giocatore ammirato in precedenza, ma questo non succede. Anderson riprende così come aveva terminato. Sembra in certi momenti abulico, quasi apatico, sbaglia passaggi e persino controlli palla in modo decisamente insolito per un giocatore della sua classe, e questo contrasta terribilmente con l'immagine del giocatore che, quando non in possesso palla, ringhiava l'avversario anche fino alla linea dei terzini per aiutare la squadra e recuperare il pallone.
Felipe, abbiamo estremo bisogno di te. Matura, conosci te stesso, cresci. Forse una panchina ti farà bene, forse farà scattare in te quel qualcosa che ti fece esplodere. Ci sono tante partite per dimostrarlo: se non sarà domani, ti aspettiamo in Ucraina giovedì.
La Lazio ha bisogno di Felipe Anderson e Felipe Anderson ha bisogno della Lazio.
Forza ragazzo. Resisti e sollevati.
100% Lazio.
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